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La poetica del fanciullo anima tintera opera di Moya: la particolarità compositiva che contraddistingue fortemente la sua maniera e che rappresenta la sua sigla espressiva è quella di costruire topera attorno aile quattro lettere del suo nome. Egli gioca tra pittura e scrittura, lavora sul piani multipli del linguaggio artistico allinterno di un suo percorso progettuale che b porta dab dipinto alla scultura senza soluzioni di continuità. Le lettere scomposte e deformate, diventano simboli associati a forme e a colon e sono utilizzate quale soggetto di uno stupefacente nurnero di opere: pitture, sculture monumentali, installazioni, pellicole, fotografie, happening. Se lillusione si presenta corne fenorneno rappresentabile, corne contenuto stesso della misteniosa rnacchina rappresentativa che è l’arte, il nostro artista, da grande, decide di fare il barnbino: Moya coglie la componente spinituale dellinconscio dove verità e menzogna, saggezza e follia, bene e male si confondono. Egli, grazie al gioco, approda in un terreno che sta a rnetà strada tra l’ondine e il disordine, uno spazio di nessuno dove l’imrnaginazione è una strategia e finzione di uno scopo. Moya raduna I principali personaggi del suo irnrnaginanio e li insenisce in un contesto di citazioni autobiografiche. Immagini che strizzano l’occhio al rnondo dell’illustrazione e dei graffiti, evocano 10 stile grafico, lirnpido, lineare, pop del fumetto. Una sorta di gioco dei ruoli dove Moya è attore e rnodello, artista e soggetto al tempo stesso, generando un rnicrocosrno dai colon vivaci, sgargianti e semplici. Sosteneva Joan Miro’”... prendo in giro i rniei personaggi. Prendo in giro l’uomo, questa marionetta che è irnpossibile ptendere sul serio. .

In mezzo a tanta ante pretenziosa Moya crea un universo affollato di curiosi ornini volanti, angioletti, diavoletti, pinocchietti, pupazzetti e ancora anirnali, giocolieri, equflibristi, sempre evocati dal volteggiare arioso di quattro leffere, isolate o ricomposte: M, O, Y, A. La firma dunque, il norne non unicarnente corne vezzo narcisistico rna denuncia arguta del logo, sirnbolo di autenticità. II sue intervento espressivo invade gli spazi della cornunicazione visiva, con incursioni pure nel circuito della radio e della televisione e i luoghi pubblici, piazze, strade, giardini. Il suo lavoro dilaga nel quotidiano o in gallerie e rnusei tradizionali. Leffetto visivo è spettacolare, volutarnente ingenuo e adolescenziale, ispirato ai fnondi colorati e inverosirnili delle favole e dei cartoon e ricco di citazioni dei grandi classici della pittura e della scultura. Realtà, fantasia e un innato senso della rneraviglia permettono allartista di creare una dirnensione originale, di portare la propria sfida aile convenzioni. Le sue opere affrontano spesso con ironia e spontaneità il terna psicologico dellanirna, del doppio, rispecchiamento fra uorno e sua autorappresentazione, manifestano deformazioni fantastiche ed evocative di elernenti naturali. Un racconto, quelle di Moya, che passa attraverso la riappropriazione consapevole di codici pittorici dove gli archetipi utilizzati altro non sono che giocattoli della rnemoria, sospesi tra sogno e realtà. Per Moya il disegno è naturale corne la parola: imrnediato e indispensabile. Egli disegna su taccuini, fogli volanti, riesce a cogliere in pochi tratti una personalità, unanirna, unernozione intirèa. Le irnrnagini di Moya, da giocatore acuto quai è, fungono da vettori dellirnrnaginario dello spettatore, delle sue mernorie, delle sue pulsioni e dei suoi desideri, per portarlo a vivere e a completare quanto vede nellopera aiutando questultirna a trasforrnarsi in realtà vissuta.

Riccardo Zelatore

l'universo inantato di Moya

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